VIBA Unità Pastorale
Camminiamo insieme per essere CHIESA
Camminiamo insieme per essere Chiesa
La forza umanizzante del Vangelo è testimoniata dalla fraternità vissuta in comunità, fatta di accoglienza, rispetto, aiuto reciproco, comprensione, cortesia, perdono e gioia.
Papa Francesco

Chiesa di San Martino
Viciomaggio
(Civitella in Val di Chiana)

Don Wagner
Morais de Sousa

Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta
Battifolle (Arezzo)
MARZO
Disarmare il linguaggio,
edificare la civiltà dell'amore
MARZO
Disarmare il linguaggio,
edificare la civiltà dell'amore
MARZO
Disarmare il linguaggio,
edificare la civiltà dell'amore
La Quaresima è tempo di ritorno all'essenziale. Ogni anno la Chiesa ci invita a rientrare nel cuore, a fare verità sulla nostra vita, a riscoprire la direzione del cammino. Nel Messaggio per la Quaresima 2026, il Santo Padre ci offre un'indicazione tanto concreta quanto esigente: imparare a vivere un digiuno che attraversi anche la lingua.
"Cominciamo a disarmare il linguaggio", scrive il Papa, invitandoci ad astenerci "dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo". È una proposta che può sorprendere. Siamo abituati a pensare al digiuno come rinuncia al cibo, a qualche comodità, a qualcosa che ci piace. Ma raramente pensiamo di digiunare dalle parole. Eppure le parole possono nutrire oppure avvelenare, costruire oppure distruggere.
Quante ferite nascono da una frase detta con leggerezza, da un giudizio immediato, da un commento pronunciato senza riflettere. Quante relazioni si incrinano per parole taglienti, per il parlar male di chi è assente, per insinuazioni e calunnie. Il Papa ci chiede di riconoscere che anche il linguaggio può essere "armato": può colpire, umiliare, isolare. Disarmarlo significa scegliere consapevolmente uno stile diverso.
Disarmare il linguaggio non significa rinunciare alla verità. Significa dirla con carità. Non significa evitare il confronto. Significa viverlo con rispetto. Non significa tacere di fronte al male. Significa non lasciarsi contagiare dall'odio.
Il Papa ci ricorda che, se impariamo questo stile, "tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace". È una promessa che interpella anche le nostre parrocchie. Che volto hanno le nostre conversazioni? Sono luoghi di incoraggiamento o di mormorazione? Di fiducia o di sospetto? Di comunione o di divisione?
Nel secondo brano del Messaggio troviamo un'altra espressione molto forte: "Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell'altro". Qui il digiuno si unisce all'ascolto. Non basta parlare meglio: occorre ascoltare di più.
Una comunità cristiana matura è una comunità che sa ascoltare. Ascoltare Dio, anzitutto, nella Parola e nella preghiera. Ma anche ascoltare "gli ultimi", come dice il Papa: chi soffre, chi è solo, chi è scoraggiato, chi si sente ai margini. Troppe volte siamo pronti a dare consigli, a offrire soluzioni, a esprimere opinioni; meno pronti a fermarci e a fare silenzio per accogliere il grido dell'altro.
Il Santo Padre ci invita a fare delle nostre comunità "luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l'ascolto generi cammini di liberazione". È un'immagine bellissima. Non semplicemente luoghi dove si celebrano riti, ma spazi dove la vita concreta delle persone viene accolta, dove nessuno si sente invisibile, dove la sofferenza non viene banalizzata.
Forse questa Quaresima può diventare per tutti noi un tempo di conversione del linguaggio e dell'ascolto.
La "civiltà dell'amore", di cui parla il Papa, non nasce da grandi strategie, ma da scelte quotidiane. Nasce da una parola gentile, da un giudizio sospeso, da un ascolto paziente. Nasce da una comunità che decide di disarmare il proprio linguaggio per somigliare di più a Cristo.
In questo tempo quaresimale chiediamo davvero la grazia di un cuore nuovo e di una lingua rinnovata. Che le nostre parole diventino segno della presenza del Signore. Che nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie crescano parole di speranza e di pace. E che, attraverso un ascolto più attento a Dio e agli ultimi, possiamo contribuire, anche nel nostro piccolo, a edificare quella civiltà dell'amore alla quale il Vangelo ci chiama.
Con stima,
Don Wagner

